Corrispondenza da Copenhagen

da precaria.org
Copenaghen: si parte!

Ci siamo. Il vertice COP15 sul clima è partito, e con lui il controvertice e le manifestazioni che, a dieci anni da Seattle, riuniranno nelle strade gelate di Copenaghen attivisti ecologisti, precari, anticapitalisti, popoli e movimenti di tutto il mondo.

Su Precaria.org seguiremo tutti i giorni le manifestazioni e le proteste che avverrano fuori dal vertice ufficiale.

La coalizione di movimenti ecologisti che sta organizzando il maggior numero di iniziative e CJA, Climate justice action. Uno dei loro centri di accoglienza e convergence center dove già dormono centinaia di attivisti (in attesa delle migliaia che stanno per arrivare in città da tutta Europa) è stato perquisito dalla polizia la notte scorsa. Anche ai confini danesi e alla stazione centrale della città la polizia sta perquisendo gli autobus colmi di attivisti che arrivano per le manifestazioni.

L’altra notte al centro Ragnhilgade la polizia ha chiuso 200 persone all’interno degli edifici e li ha perquisiti, trovando – e sequestrando – nient’altro che cartelli, scudi di cartone e bombolette spray oltre a strumenti innocui per le manifestazioni e la disobbedienza civile. La risposta, durante l’assemblea che ha cominciato a preparare la logistica della settimana – dai posti letto ai cortei – l’hanno data centinaia di persone cantando “Our climate not your business”.

Intanto CJA e le altre reti stanno organizzando la settimana di mobilitazioni che partirà venerdì 11 con le azioni “Don’t but the lie”, che colpiranno le corporation che cercano di darsi una mano di verde sponsorizzando progetti sul clima ma senza cambiare il loro modello produttivo. Siamo qui anche per dire che non ci fidiamo di loro, e che il cambiamento climatico è dovuto al funzionamento del sistema capitalista e della sua corsa verso la crescita infinita.

Se nell’ultimo anno le emissioni di CO2 sono diminuite, è stato proprio a causa della crisi globale del sistema produttivo.

Mentre però CJA e altri gruppi cercano di tenere insieme ecologia e critica al sistema economico, il KlimaForum, il controvertice che si trova a pochi metri dalla stazione centrale di Copenaghen, ha già da qualche tempo espulso dalla sua direzione i membri di CJA, ritenuti troppo radicali. Dall’altra parte della stazione il Comune della capitale danese ha organizzato invece Hopehagen, uno spazio pubblico in cui avvengono concerti, eventi, ecc, con la sponsorizzazione di corporation tutt’altro che climate friendly come Vattenfall, il maggior produttore di energia del Nord Europa, che gestisce centrali nucleari e a carbone come se piovesse.

Alla faccia del greenwashing.

Sabato 12 ci sarà la grande manifestazione unitaria tra movimenti, con il blocco “System change, not climate change” alleato a contadini, attivisti del sud del mondo e gruppi ecologisti moderati. L’ultima azione sarà la grande marcia del 16 dicembre verso il Bella Center, sede del vertice, per bloccare i lavori e tenere una assemblea “of the people” con gli attivisti che avranno animato la settimana di proteste fuori dal vertice e le delegazioni critiche che stanno all’interno e che usciranno per alzare la voce contro lo strapotere dei paesi ricchi.

Sui giornali di Copenaghen del resto una delle notizie di oggi era la richiesta di Lula e Morales di andare a visitare Christiania, il quartiere occupato che è ormai l’ultima repubblica hippie sul pianeta (e dove in un enorme tendone da circo ci si allena a scavalcare reti e muri, a costruire strutture improbabili e insomma a stupire il mondo durante le proteste).

Purtroppo la polizia danese non glielo permetterà, perché non può “garantire la loro sicurezza”. Be’ scusate il paragone improprio, però nel 1960, durante la sua prima visita all’ONU, Fidel Castro era andato a trovare Malcolm X a Harlem senza troppi patemi d’animo. Vogliamo Morales tra i fricchettoni di Christiania subito!

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